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Aree naturali costiere: perché tutelarle è anche una scelta di turismo consapevole

Le coste italiane sono tra le più fotografate, citate e visitate d’Europa. Ma una parte consistente di questo patrimonio, che è quella meno accessibile e meno pubblicizzata, resta ancora oggi poco conosciuta. E non è necessariamente un male. In molti casi, l’isolamento ha preservato ecosistemi che altrimenti non esisterebbero più. Il problema è che questo equilibrio è fragile, e non sempre viene gestito con la cura che meriterebbe.

Il valore delle coste naturali italiane, tra biodiversità e paesaggio

Parlare di coste naturali in Italia non è semplice, perché il termine rischia di diventare generico. Sotto questa etichetta rientrano situazioni molto diverse tra loro: falesie calcaree, dune sabbiose, aree umide, macchia mediterranea, fondali protetti. Ogni tipologia ospita specie animali e vegetali specifiche, spesso endemiche, che non si trovano altrove. E ogni tipologia risponde in modo diverso alla pressione antropica.

Quello che accomuna queste aree è la loro vulnerabilità. Le coste sono ambienti dinamici, soggetti a erosione, variazioni climatiche, cambiamenti nella composizione delle acque. E, nel momento in cui il turismo di massa si aggiunge a questa equazione, senza una gestione attenta, produce quasi sempre danni difficili da affrontare nel breve periodo. Non stiamo demonizzando il turismo, che rimane una delle leve principali per la sopravvivenza economica di molte comunità costiere. Quello che dobbiamo capire, da viaggiatori, è come gestirlo.

Cosa vuol dire valorizzare un territorio costiero senza distruggerlo

La valorizzazione territoriale è un concetto che viene spesso usato in modo vago. Se applicato, alle nostre aree costiere naturali, andrebbero prese delle scelte nette: le zone più sensibili andrebbero chiuse a pubblico durante certi momenti dell’anno, e anche i percorsi guidati dovrebbero essere strutturati in modo tale da gestire il flusso turistico al meglio. Alla base di tutto, dovrebbe anche esserci una certa educazione all’ambiente.

In Italia, invero, non mancano esempi di come sia del tutto fattibile aprire un territorio al turismo, perché possiamo prendere come esempio i parchi naturali, che hanno sviluppato nel tempo un modello in cui la fruizione turistica e la tutela ambientale non si escludono a vicenda. Anzi, si alimentano.

Va considerato anche il tema dell’identità. Le aree costiere naturali non sono solo riserve di biodiversità: sono anche paesaggi culturali, luoghi dove si è sviluppata una relazione secolare tra comunità umane e ambiente marino.

Le aree protette come alternativa al turismo di massa

Negli ultimi anni si è parlato molto di overtourism, soprattutto in riferimento alle città d’arte. Ma il fenomeno riguarda anche le coste, e in alcuni casi con conseguenze ancora più pesanti. Alcune spiagge italiane hanno visto un degrado progressivo proprio in conseguenza di flussi turistici mal gestiti: erosione accelerata, inquinamento delle acque, perdita della vegetazione costiera.

Le aree protette rappresentano in questo senso un modello alternativo, non solo dal punto di vista ambientale ma anche turistico. Chi sceglie di visitare un parco naturale costiero cerca qualcosa di diverso dal classico stabilimento balneare. È un segmento di turismo in crescita, e non riguarda solo una nicchia di appassionati.

Il Parco Naturale Regionale del Monte San Bartolo, lungo la costa tra Pesaro e Gabicce, è un esempio concreto di come un’area naturale possa essere fruita senza essere stravolta. I sentieri che percorrono la costa sono unici nel loro genere, con panorami sul mare Adriatico, tratti di macchia mediterranea a scorci sulle falesie. Per un approfondimento mirato, scopri Vallugola e San Bartolo per valutare itinerari meno affollati, lontani dai circuiti più battuti della riviera.

Come scegliere itinerari costieri sostenibili e meno affollati

Il primo passo è informarsi: capire se l’area che si vuole visitare ha dei vincoli di accesso, se esistono sentieri ufficiali, se è necessaria una guida o un permesso. Dopodiché, è necessario comprendere la stagionalità, perché molte aree naturali costiere si visitano meglio in primavera o a inizio autunno, quando i flussi sono ridotti e la natura è in condizioni ottimali. In estate, soprattutto in agosto, anche i luoghi meno conosciuti rischiano di essere sopraffatti dalla presenza umana.

A fare la differenza siamo anche noi come esseri umani, ovvero il comportamento che scegliamo di adottare durante la visita. Le aree naturali non sono parchi a tema: si usurano, si degradano, e alcune delle loro caratteristiche, una volta perse, non tornano. Le coste naturali italiane sono un patrimonio che non si può dare per scontato. Visitarle bene è già, di per sé, un modo per contribuire alla loro tutela.